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“Internet halal”, come l’Iran blocca la rete

Come racconta Il Foglio in un articolo firmato da Priscilla Ruggiero, l’Iran lavora da oltre un decennio alla costruzione di un sistema di controllo digitale capace di separare il Paese dal resto del mondo. Dal 2012 il regime ha sviluppato la National Information Network (NIN), una rete nazionale parallela, pensata per funzionare anche in assenza di connessione globale. In persiano viene definita Internet-e Paak, la “rete pura”, ma tra gli iraniani è conosciuta con un nome più ironico e inquietante: “internet halal”.

Secondo quanto ricostruisce Il Foglio, l’obiettivo del progetto non è solo tecnico ma profondamente politico: limitare l’accesso all’informazione, controllare la circolazione delle notizie e ridurre l’influenza delle piattaforme internazionali. Il sistema si ispira al modello cinese del Great Firewall e sarebbe stato sviluppato anche grazie al supporto tecnologico di Pechino, sebbene con risultati meno sofisticati e più repressivi.

Nel corso delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, il governo iraniano ha messo in atto uno dei blackout digitali più estesi e prolungati mai registrati. Come sottolinea Priscilla Ruggiero sulle pagine de Il Foglio, l’isolamento non ha riguardato solo i social network ma l’intera infrastruttura di accesso a internet, lasciando attivi esclusivamente alcuni servizi “autorizzati” e funzionali alla propaganda ufficiale.

Il regime ha tentato di rafforzare il blocco ricorrendo a tecniche di jamming, sequestri di dispositivi e oscuramento selettivo delle connessioni satellitari, in particolare di Starlink. Tuttavia, nonostante questi sforzi, immagini e testimonianze delle repressioni sono riuscite a superare la censura, dimostrando i limiti strutturali del sistema.

Come evidenzia Il Foglio, il progetto di un internet nazionale totalmente isolato appare fragile e incompleto: molti servizi interni risultano instabili o inaccessibili e la popolazione continua a cercare vie alternative di connessione. L’“internet halal”, più che una soluzione definitiva, si rivela così uno strumento emergenziale di controllo, incapace di fermare del tutto il flusso dell’informazione.

In questo scenario, il blocco della rete diventa non solo una misura tecnica, ma un atto simbolico e politico: la sospensione forzata della comunicazione come mezzo per silenziare una società che, nonostante tutto, continua a cercare il contatto con il mondo esterno.