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Papa Leone XIV: “L’intelligenza artificiale è opportunità. Servono responsabilità e controllo umano”

L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, ma il suo sviluppo non può essere separato dalla responsabilità dell’uomo. È il messaggio lanciato da Papa Leone XIV ricevendo in udienza i membri della Pontificia Accademia delle Scienze, riuniti per la Sessione plenaria dedicata al tema “The Future of Science in a Changing World”.

Il Pontefice ha richiamato innanzitutto un principio: il progresso tecnologico non può essere considerato esclusivamente una questione tecnica. Ogni innovazione, ha sottolineato, porta con sé una determinata idea della persona, della società e del futuro. Per questo alla crescita delle capacità scientifiche e tecnologiche deve corrispondere una crescita altrettanto significativa della responsabilità.

Il riferimento all’intelligenza artificiale è stato particolarmente netto. Leone XIV ne ha riconosciuto le potenzialità e la capacità di alimentare la speranza in un futuro migliore, ma ha invitato a non sottovalutarne i rischi. Sorveglianza, manipolazione e discriminazione sono alcuni dei possibili utilizzi distorti indicati dal Papa.

C’è poi il tema della sicurezza internazionale. Lo sviluppo di capacità informatiche sempre più sofisticate e di armi autonome, in assenza di garanzie adeguate e soprattutto di una reale supervisione umana, può aprire nuovi scenari di rischio per la pace. Il punto centrale diventa così la necessità di mantenere la persona al centro delle decisioni, evitando che l’automazione finisca per sostituire la responsabilità umana proprio nelle scelte più delicate.

Ma nell’intervento emerge anche un’altra questione spesso meno presente nel dibattito sull’IA: il suo costo ambientale. Gli attuali sistemi richiedono grandi quantità di energia e acqua, con conseguenze sulle emissioni di anidride carbonica e sulla disponibilità delle risorse naturali.

Il messaggio di Leone XIV, dunque, non è una chiusura all’innovazione. anzi. È piuttosto la richiesta di governarla. La scienza può continuare a spostare in avanti i confini di ciò che è possibile, ma la capacità di fare qualcosa non può diventare, da sola, la ragione per farla.

È su questo terreno che si giocherà una parte importante del rapporto tra uomo e tecnologia nei prossimi anni: non fermare il progresso, ma decidere quale progresso costruire e al servizio di chi.