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Cybersecurity, Italia sotto attacco: oltre 3.200 raid informatici nel 2026. Il rischio dei sistemi obsoleti

Password troppo semplici, infrastrutture tecnologiche obsolete e una cultura della sicurezza ancora insufficiente. È il quadro preoccupante della cybersecurity italiana raccontato da la Repubblica.

In un articolo firmato da Giuliano Foschini, pubblicato il 14 ottobre e intitolato “Password elementari e sistemi obsoleti, ecco i rischi per l’Italia”, il quotidiano analizza le vulnerabilità del sistema informatico nazionale e le difficoltà nella difesa delle infrastrutture strategiche.

I numeri descrivono un fenomeno in crescita: nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 3.271 attacchi informatici, contro i 2.729 dell’intero 2025. Gli incidenti con conseguenze accertate sono stati 1.922, rispetto ai 615 dell’anno precedente.

Secondo quanto riferito a Repubblica da Bruno Quacivi, direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, il problema non riguarda soltanto la sofisticazione degli attacchi, ma anche le debolezze dei sistemi di difesa.

Emblematico il caso di una password estremamente semplice, “1234”, utilizzata per accedere a un sistema informatico. Un episodio che dimostra come anche investimenti tecnologici importanti possano essere vanificati da comportamenti superficiali.

Il quotidiano evidenzia inoltre la presenza di software non aggiornati, infrastrutture inadeguate e una scarsa diffusione della cultura della prevenzione digitale.

Particolare attenzione viene dedicata alle infrastrutture essenziali: energia, telecomunicazioni, trasporti e servizi pubblici. Un attacco informatico potrebbe compromettere non soltanto dati e comunicazioni, ma anche il funzionamento di servizi fondamentali per cittadini e imprese.

Sul fronte degli investimenti, tra il 2023 e il 2026 sono stati destinati alla cybersicurezza circa 526 milioni di euro di fondi statali, ai quali si aggiungono oltre 400 milioni del PNRR.

Resta però aperta, sottolinea la Repubblica, la questione del coordinamento istituzionale, con un confronto tra Palazzo Chigi e Difesa sulle rispettive competenze.

Il messaggio che emerge dall’inchiesta è chiaro: la cybersecurity non è più soltanto una questione tecnologica, ma una priorità strategica per la sicurezza nazionale e per la tenuta del sistema economico. Investire in strumenti avanzati è necessario, ma senza formazione, prevenzione e responsabilità individuale anche le tecnologie più sofisticate rischiano di essere insufficienti.

Fonte: la Repubblica, 14 ottobre 2026, articolo di Giuliano Foschini.