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Big Data, mercato record in Italia: 5 miliardi di investimenti nel 2026. Ma solo un’azienda su sei utilizza i dati per decidere

La ricerca del Politecnico di Milano fotografa un settore in forte espansione, trainato dall’intelligenza artificiale. Crescono gli investimenti, ma resta il divario tra innovazione tecnologica e capacità delle imprese di sfruttarla.

Il mercato italiano dei Big Data accelera e raggiunge un nuovo record. Nel 2026 la spesa per la gestione e l’analisi dei dati arriva a 5,07 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto al 2025. A trainare gli investimenti è soprattutto l’intelligenza artificiale generativa, che registra un incremento del 46%.

Sono i numeri dell’Osservatorio Data & Decision Intelligence del Politecnico di Milano, presentati nel corso del convegno dedicato al rapporto tra dati, intelligenza artificiale e processi decisionali.

La crescita coinvolge diversi comparti dell’economia. In prima linea la grande distribuzione, il commercio, il manifatturiero e i servizi, seguiti da banche, assicurazioni, telecomunicazioni ed energia. Le grandi imprese concentrano il 75% della spesa complessiva.

Ma dietro i numeri positivi emerge una contraddizione. Soltanto il 18% delle grandi aziende italiane utilizza sistematicamente i dati per orientare le proprie decisioni. In sostanza, le imprese investono sempre di più in tecnologie digitali, ma faticano ancora a trasformare le informazioni raccolte in scelte strategiche e operative.

Un ritardo che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese. Secondo la ricerca del Politecnico, appena il 29% delle PMI utilizza regolarmente i dati per monitorare le attività e prendere decisioni, mentre il 45% si affida esclusivamente ai tradizionali fogli di calcolo per analisi e report.

Qualche segnale positivo arriva dalle strategie aziendali: il 48% delle grandi imprese ha definito un piano strutturato per la gestione e la valorizzazione dei dati, con un aumento di 11 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica. Servono competenze, organizzazione e una maggiore capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi produttivi.

La ricerca del Politecnico evidenzia un passaggio decisivo per il sistema economico italiano: non basta possedere grandi quantità di informazioni, bisogna saperle utilizzare. Il rischio, altrimenti, è quello di avere aziende sempre più digitalizzate, ma non necessariamente più efficienti e competitive.

Un tema particolarmente rilevante per un Paese come l’Italia, caratterizzato da un tessuto produttivo composto prevalentemente da piccole e medie imprese, per le quali l’accesso alle nuove tecnologie e la formazione del personale rappresentano ancora ostacoli significativi.

Il mercato corre, ma la vera partita dell’innovazione si giocherà sulla capacità di trasformare gli investimenti in produttività, crescita e decisioni migliori.