Frigoriferi e congelatori manomessi da remoto, alimenti compromessi e danni economici. Casi in diverse regioni italiane dopo gli attacchi in Europa. L’ACN richiama le aziende alle misure di sicurezza.
Gli hacker prendono di mira i supermercati e la filiera alimentare. Non vengono attaccati soltanto i sistemi informatici tradizionali, ma anche gli impianti di refrigerazione, con conseguenze dirette sulla conservazione degli alimenti. È quanto sta accadendo in diversi Paesi europei, Italia compresa, dove sono stati segnalati episodi di manomissione a distanza delle temperature di frigoriferi e congelatori.
Dalla Sicilia alla Sardegna, dall’Abruzzo al Veneto, fino al Molise, si moltiplicano le segnalazioni. In alcuni supermercati le temperature degli impianti sono salite fino a 40 gradi, rendendo inutilizzabili prodotti freschi e surgelati. A Isernia i primi danni sono stati stimati in circa 6mila euro, mentre in Sicilia sarebbero stati interessati una ventina di punti vendita.
A lanciare l’allerta è l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che ha richiamato gli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare, della refrigerazione industriale e le società di manutenzione ad adottare con urgenza le misure di protezione già indicate dopo gli attacchi registrati in Francia.
Secondo le analisi tecniche, gli attacchi sfruttano soprattutto sistemi obsoleti, dispositivi di controllo accessibili direttamente da Internet e meccanismi di autenticazione insufficienti. Queste vulnerabilità consentono agli hacker di modificare da remoto i parametri degli impianti e attivare i cicli di sbrinamento, interrompendo la catena del freddo.
L’ACN raccomanda di verificare immediatamente l’esposizione online dei sistemi di controllo, separare le reti industriali da quelle aziendali, proteggere gli accessi remoti con VPN e autenticazione a più fattori, controllare gli account amministrativi e aggiornare o sostituire i dispositivi non più supportati. Eventuali anomalie devono essere segnalate tempestivamente al CSIRT Italia.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Governo, con una riunione a Palazzo Chigi alla presenza dei vertici dell’intelligence e dell’Agenzia. Dai primi accertamenti l’impatto sul territorio nazionale risulta limitato rispetto alle migliaia di punti vendita presenti, ma resta alta l’attenzione. La Polizia postale ha avviato le indagini per individuare i responsabili.
Il caso apre una questione che va oltre la grande distribuzione: la sicurezza informatica è ormai parte integrante della sicurezza alimentare. Un attacco digitale può produrre danni materiali, interrompere servizi e compromettere la conservazione di beni essenziali. Una vulnerabilità che rende sempre più urgente investire nella protezione delle infrastrutture tecnologiche anche nei settori produttivi tradizionali.
