Il mercato digitale italiano continua a crescere più dell’economia nazionale. Nel 2025 ha raggiunto quota 84,4 miliardi di euro, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. È uno dei dati centrali del Rapporto “Il Digitale in Italia 2026”, presentato alla Camera da Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che riunisce le principali imprese del digitale, in collaborazione con NetConsulting cube.
La crescita è trainata soprattutto dai servizi ICT, arrivati a 18,8 miliardi di euro, in aumento dell’8,1%, grazie allo sviluppo di soluzioni legate a intelligenza artificiale, cybersecurity e cloud. Positivi anche software e soluzioni ICT, che valgono 9,8 miliardi con un +4,1%, e contenuti e pubblicità digitale, saliti a 16,9 miliardi con un +4,8%. Restano in crescita dispositivi e sistemi, a 20,6 miliardi, mentre i servizi di rete TLC registrano una lieve flessione dello 0,7%, fermandosi a 18,3 miliardi, a causa della forte pressione competitiva.
Particolarmente rilevante l’avanzata dell’intelligenza artificiale: la spesa destinata a queste tecnologie ha raggiunto 1,38 miliardi di euro, con un incremento del 47,6%. In crescita anche Big Data & Analytics, a 2,1 miliardi, e Internet of Things, a 5,1 miliardi. Nel complesso, l’ecosistema ICT italiano conta oltre 132mila imprese e più di 638mila addetti. Nel primo semestre 2026, startup e PMI innovative ICT risultano 10.754, con oltre 52mila occupati.
Secondo il Rapporto, la diffusione dell’IA generativa, l’accelerazione dei progetti legati al PNRR e il rafforzamento degli investimenti in cybersecurity sono i principali fattori di sviluppo del mercato. Il cloud si conferma, invece, il centro del nuovo modello infrastrutturale. In uno scenario segnato da instabilità geopolitica, volatilità energetica e competizione tecnologica, il digitale viene indicato come un asset strategico per competitività, produttività e sicurezza nazionale.
Per il triennio 2026-2029 è prevista una crescita media annua del mercato digitale italiano del 3,6%. La sfida, una volta esaurita la spinta del PNRR, sarà trasformare gli investimenti tecnologici in valore diffuso, completando la transizione digitale del Paese e riducendo i divari territoriali.
Il digitale è ormai una componente strutturale di tutti i principali settori economici. Banche e assicurazioni investono in IA, cloud e cybersecurity; il manifatturiero accelera su robotica, Industrial IoT, automazione e digital twin; energia e utilities integrano tecnologie digitali e transizione energetica. Pubblica amministrazione e sanità restano sostenute dai progetti PNRR su cloud, interoperabilità, identità digitale, telemedicina e Fascicolo sanitario elettronico.
La spesa digitale, tuttavia, resta concentrata soprattutto nel Nord Ovest e nel Centro, mentre il Mezzogiorno dipende maggiormente dagli investimenti pubblici.
Tra i segmenti più dinamici figurano i cosiddetti Digital Enabler e Digital Transformer, cioè le tecnologie che abilitano la trasformazione digitale. Per questi ambiti il tasso di crescita annuo stimato al 2029 è dell’11,7%, ben superiore al trend generale del comparto ICT. Le prospettive più forti riguardano intelligenza artificiale, cloud e cybersecurity, mentre blockchain, Big Data e tecnologie wearable continueranno a svilupparsi.
La cybersecurity assume un ruolo sempre più centrale: la spesa ha raggiunto 2,24 miliardi di euro, in crescita del 12%. L’aumento degli attacchi informatici e l’uso dell’intelligenza artificiale da parte dei cyber criminali spingono imprese e pubbliche amministrazioni a rafforzare governance, investimenti e resilienza.
Durante la presentazione del Rapporto, il presidente di Anitec-Assinform, Massimo Dal Checco, ha sottolineato la necessità di un vero piano industriale per il digitale. “L’Italia ha bisogno di una visione di lungo periodo, costruita insieme da istituzioni e imprese”, ha affermato. Per Dal Checco, il digitale non deve essere considerato una spesa da contenere, ma una leva di competitività e sviluppo.
Il sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti ha evidenziato che il digitale è ormai “una forza industriale, una leva geopolitica e un fattore decisivo per la qualità dei servizi pubblici, la produttività delle imprese e la sicurezza dello Stato”. La sfida, ha aggiunto, sarà trasformare la crescita del mercato digitale in crescita del Paese.
Dal mondo politico e istituzionale è emerso un messaggio comune: l’innovazione deve essere governata, resa accessibile alle imprese, in particolare alle PMI, e accompagnata da investimenti in competenze, infrastrutture, sicurezza e regole certe. L’intelligenza artificiale, in particolare, viene indicata come un moltiplicatore del lavoro umano e non come un suo sostituto.
Il Rapporto consegna quindi un quadro chiaro: il digitale italiano cresce, ma la prossima fase richiederà una strategia più strutturata. Non basterà adottare nuove tecnologie; sarà necessario governarle, svilupparle e trasformarle in vantaggio competitivo duraturo per il sistema Paese.
