Intelligenza artificiale, nuove competenze, proprietà intellettuale e sostegno alle PMI al centro della Ministeriale. L’Italia, con il Mimit guidato da Adolfo Urso, punta sul rapporto tra ricerca e sistema produttivo
Innovazione e intelligenza artificiale sempre più al centro delle strategie per la competitività globale. Si è conclusa a Chapel Hill, in North Carolina, la Ministeriale del G20 dedicata all’Innovazione, che ha riunito i rappresentanti delle principali economie mondiali per discutere il ruolo della scienza e delle tecnologie emergenti nello sviluppo economico. L’Italia ha partecipato con una delegazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato dal ministro Adolfo Urso, e rappresentata ai lavori dal viceministro Valentino Valentini.
Al termine della due giorni, ospitata l’1 e il 2 settembre negli Stati Uniti, i ministri del G20 hanno adottato per consenso una Dichiarazione sull’Innovazione che riconosce alle tecnologie emergenti un ruolo decisivo nell’aumento della produttività, nella creazione di nuove opportunità per le imprese e nella crescita economica.
Sei i pilastri individuati: politiche e regole favorevoli all’innovazione; tecnologia come strumento di opportunità e prosperità; sviluppo delle competenze e della forza lavoro tecnica; rapporto tra proprietà intellettuale e intelligenza artificiale; standard per l’AI e utilizzo dell’AI nella definizione degli standard; innovazione industriale e investimenti nelle catene di approvvigionamento.
Uno dei passaggi più significativi riguarda i Carolina Principles for Emerging Technologies, che indicano la necessità di aumentare gli investimenti nella ricerca di base e nelle tecnologie fondamentali, accelerando soprattutto il trasferimento dei risultati della ricerca verso il mercato. Un’impostazione che mette quindi in relazione università, ricerca, industria e capacità di trasformare l’innovazione scientifica in prodotti, servizi e nuova competitività.
In questo scenario l’Italia ha portato al tavolo internazionale alcuni temi particolarmente rilevanti per la struttura del proprio sistema produttivo: il ruolo delle micro, piccole e medie imprese, la formazione e l’aggiornamento delle competenze attraverso upskilling e reskilling, la sicurezza e la supervisione umana nell’impiego delle tecnologie emergenti e una maggiore integrazione tra ricerca e settore privato. Centrale anche il tema della tutela del copyright, dei creatori di contenuti e della proprietà intellettuale nell’era dell’intelligenza artificiale.
Un altro capitolo riguarda gli standard tecnologici, considerati una leva per garantire interoperabilità, sicurezza e fiducia e, allo stesso tempo, facilitare la diffusione delle nuove tecnologie nei processi produttivi.
La Ministeriale ha avuto anche un forte profilo industriale. Ai lavori hanno preso parte alcuni dei protagonisti mondiali dell’innovazione tecnologica, tra cui Jensen Huang, Sam Altman, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Demis Hassabis e Alex Karp, con sessioni dedicate all’intelligenza artificiale, alla manifattura avanzata, alla ricerca e alle tecnologie emergenti.
Il confronto di Chapel Hill conferma così una tendenza ormai evidente: la competizione economica internazionale passa sempre più dalla capacità di trasformare ricerca e innovazione in sviluppo industriale, costruendo competenze adeguate e accompagnando anche le imprese di minori dimensioni nella transizione tecnologica.
Per l’Italia la sfida è particolarmente significativa. La partecipazione al G20 si inserisce infatti nel percorso con cui il Mimit sta cercando di rafforzare il collegamento tra innovazione, ricerca e sistema produttivo, con l’obiettivo di aumentare la competitività delle imprese italiane nei nuovi scenari tecnologici globali.
I lavori si sono conclusi con il passaggio della Presidenza del G20 al Regno Unito per il 2027.
